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1. Dalle Dolomiti all’Adriatico: radici multiple, stile unico

Sono nato a Cavalese (Trentino), dove l’aria sa di larice e precisione alpina. Fino ai 5 anni ho assorbito il ritmo ordinato di Padova, città di portici e puntualità veneta. Dai 5 ai 13 anni mi sono trasferito a Grottammare, nelle Marche, vivendo letteralmente dentro l’hotel-residence di famiglia, Le Terrazze: un appartamento al piano di sopra, reception e sala colazioni come cortile di casa.

Cosa ne è uscito?

  • Trentino → rigore montano, rispetto dei tempi.

  • Padova → senso pratico e “finché non è perfetto, si rifà”.

  • Marche → calore adriatico, convivialità naturale.

La miscela di tutto questo è il mio marchio: autenticità organizzata—un sorriso sincero che arriva puntuale e con quello che serve sul vassoio.

2. Perché il multiculturalismo non è una moda

  • Antifragilità: chi cresce fra due lingue capisce più in fretta gli intoppi di comunicazione con gli ospiti.

  • Creatività: mescoli tradizioni culinarie e nascono piatti conversazione-killer (vedi kajmak+Parmigiano).

  • Gestione conflitti: nei Balcani urli, in Italia compili un modulo; io faccio respirare la gente e risolvo.

3. “Social test”: provocare per capire

Ogni tanto butto un sassolino nella community per vedere le onde.

  • Ironia: posto un meme sulle “colazioni fuffa” e guardo chi si offende (comprendo il livello di autoironia degli operatori).

  • Satira operativa: lancio un finto job post impossibile (“cercasi chef, 15 h/die, paga in visibilità”) e leggo i commenti indignati → termometro sullo stato del mercato del lavoro.

  • Sarcasmo gentile: in riunione chiedo “chi vuole aggiungere altre 12 portate al menù?” → chi ride è già con me, chi prende appunti ha bisogno di coaching.

Ogni reazione è dati grezzi sulla natura umana: motivazioni, paure, soglie di cinismo. Li uso per tarare formazione e messaggi.

4. Caso studio: il giveaway dell’Apple Watch

Avrei potuto rivenderlo, ma:

  1. Non mi servivano quei 150 € extra.

  2. Volevo capire come la gente reagisce a un regalo senza catch.

Set-up: Storia IG gialla (“Regalo Apple Watch, info in DM”).
Osservazioni in 24 h:

  • 47%: “Dove sta la fregatura?”

  • 35%: “Scelgo io colore cinturino?” → mentalità servizio-centrica.

  • 18%: “Che modello è? Mandami foto.” → dettaglio-hunters (quelli con cui fai grandi upsell mirati).

Conclusione: la diffidenza è alta, ma la curiosità la batte se il messaggio è onesto.
Lezione per hotel: offrire qualcosa di valore reale (late check-out, upgrade, degustazione locale) genera buzz e dati utili su segmenti cliente.

5. Come trasformo queste intuizioni in consulenza

  • Formazione staff: usare humor controllato per testare prontezza e empatia del team.

  • Guest-journey: inserire “momenti sorpresa” che spiazzano in positivo (regalo di benvenuto, upgrade random).

  • Brand voice: comunicazione diretta, ironica, che filtra i clienti giusti e attrae chi condivide i nostri valori.

Morale della favola

Essere multiculturale non è solo “parlare due lingue”: è capire due (o più) logiche di pensiero e farle danzare per creare esperienze nuove. Se poi ci aggiungi la dose giusta di provocazione intelligente, trasformi ogni giorno di lavoro in un laboratorio vivo.

Hai un boutique hotel o un resort e vuoi sperimentare queste idee senza far scappare gli ospiti?
Parliamone. Porto il calore di Malsore, la precisione emiliana e un set infinito di “test sociali” – spoiler-free – per far crescere margini, team e sorrisi.

#Multicultura #HospitalityLab #GuestExperience #SocialExperiment #AppleWatchGiveaway

Lisa Jenkins